Lo spazio che una volta era dedicato al piantinaggio, cioè alla messa a dimora delle piantine che l’estate arida o l’inverno rigido avevano seccato, oggi si è arricchito di alberi da frutta autoctoni quali albicocco, ciliegio, melograno, melo e vite. Quest’ultima, secondo una vecchia tradizione agricola, è stata “maritata” con l’acero campestre, cioè legata al suo fusto per uno scambievole aiuto nella crescita.
In un cassone, chiamato “Nurcery delle quercie”, vengono fatte germogliare, dalle ghiande raccolte dai bambini sotto la grande quercia, le piccole roverelle e saranno donate a chi vorrà piantarle e partecipare al grande e meraviglioso ciclo della vita.
Il vecchio pozzo e il vicino lavatoio sono la testimonianza di abitudini passate.
Le cameriere andavano a lavare i panni poiché era l’unico punto dove potevano avere acqua abbondante dal vicino pozzo. Era una grande fatica, inimmaginabile ai nostri giorni.