La villa fu costruita alla fine del settecento poiché vi era l’esigenza di seguire la proprietà agricola da vicino. La nuova costruzione fu posta vicino al manufatto rurale già esistente nel quale si faceva vinificazione, una cantina in pratica, ed anche abitazione del fattore. A lato furono costruite le scuderie per la rimessa dei cavalli con un grande prato vicino. Si iniziarono ad abbellire le stanze con fini decori che esaltavano i personaggi illustri della famiglia e con arredi di pregio. Di fronte all’ingresso principale fu creata un’aiuola a forma di cuore con all’interno le piante più amate. Nella parete laterale fu disegnata una meridiana perché in ogni momento fosse possibile vedere il tempo che passava. Nella villa a sera i proprietari e tutto il personale si ritrovavano per recitare in latino il rosario. I telai ritrovati nelle soffitte ci dicono che vi era un’intensa attività di tessitura di canapa, di lino, di cotone. Gli stallieri che erano addetti alle scuderie, le tessitrici e le ricamatrici, i giardinieri che si occupavano delle aiuole, gli ortolani che curavano i prodotti, i contadini che entravano nella cantina con i carri pieni di uva, rendevano la villa un corpo vivo e pulsante mentre nell’aria si spargeva l’ odore della cenere del bucataio e quello del mosto in autunno.